West Nile virus: i casi aumentano

In questi giorni sono stati segnalati diversi casi di persone colpite da questo virus, che viene trasmesso per lo più dalle zanzare del genere Culex (la pipiens è la più comune), ma anche dagli uccelli selvatici.

Il numero sta diventando significativo e la Regione Veneto ha fatto partire (il 4 e il 5 settembre) un piano straordinario di disinfestazione finanziato  con 500mila euro per combattere la diffusione del virus West Nile. 

La direzione regionale prevenzione il 4 settembre ha diffuso un bollettino in cui si legge che i casi di West Nile confermati in provincia di Verona sono 31 e in Veneto sono 159. Di questi, 110 presentano una sintomatologia leggera e 49 sono in forma neuroinvasiva. I decessi registrati sono 10, tutti in persone con gravi patologie pregresse.

Il piano prevede interventi di disinfestazione straordinaria delle zanzare adulte, privilegiando le aree di maggiore aggregazione. A queste si aggiungono poi le disinfestazioni dalle larve.

Anche nel Ferrarese si parla di questo: in questa zona ci sono stati 15 casi di contagio in circa tre mesi. Il delta del Po si è dimostrato un ambiente particolarmente favorevole, insieme al clima subtropicale e la presenza anticipata di zanzare vettore.  Il dato è confermato anche dal sistema regionale di sorveglianza dell’Emilia-Romagna, che segnala come la metà dei casi europei vengano registrati in questa regione, dove il  virus ha provocato 6 decessi. Oltre alle zanzare vettori del virus sono anche gli uccelli selvatici, alcuni molto diffusi come corvi e gazze, e proprio nel Ferrarese un albero su tre è colonizzato da queste specie.

A proposito delle febbre West Nile

La febbre West Nile (West Nile Fever) è una malattia provocata dal virus West Nile (West Nile Virus, Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da cui prende il nome). Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri.

Incubazione e sintomi

Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario. La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave.

I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Diagnosi

La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi, pertanto è consigliabile ripetere a distanza di tempo il test di laboratorio prima di escludere la malattia. In alternativa la diagnosi può anche essere effettuata attraverso Pcr o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale.

Prevenzione

Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente:

  • usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto
  • usando delle zanzariere alle finestre
  • svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante
  • cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali
  • tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Terapia e trattamento

Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

Fonti: epicentro; veronasera.it; treviso today; larena.it

 

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