Cimice asiatica: un grave problema

I danni che causa Halyomorpha halys, la cimice asiatica, alla frutticoltura sono molto ingenti e causano forte preoccupazione per gli agricoltori: secondo un’analisi del CSO, Centro servizi ortofrutticoli di Ferrara,la stima provvisoria supera i 350 milioni di euro.

La ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, al termine di un incontro nella prefettura di Ferrara l’ottobre scorso, ha affermato che per le imprese colpite dalla cimice asiatica nel periodo 2020-2022 la legge di bilancio metterà a disposizione 80 milioni di euro. Intanto, ogni Regione sta mettendo a punto un Piano per trovare il modo più efficace per combatterla e per sostenere le aziende che si trovano in grave difficoltà.

Secondo uno studio (‘The Italian invasion of Halyomorpha halys‘ – 2018) di Lara Maistrello e altri, nel 2012-2013 la cimice si trovava maggiormente in aree urbane, in case, palazzi, magazzini, ma nel 2016 si era spostata nei frutteti, provocando danni molto ingenti. Neppure l’altitudine la tiene lontana, infatti, secondo la stessa pubblicazione H. halys è stata trovata in Piemonte oltre 1.800 metri.

I danni

Per il Nord Italia – secondo il CSO (Centro Servizi Ortofrutticoli) di Ferrara – i danni sia per quanto riguarda il prodotto non raccolto, sia per la qualità del raccolto sia per il danno indiretto sull’indotto (logistica, manodopera, imballaggi, costi commerciali, ammortamenti e costi fissi)ammonta a 356 milioni e 315mila euro, vanno però considerate anche le 486.450 giornate di lavoro perse.

Gli antagonisti naturali

Nel cercare la soluzione al grave problema, una proposta è l’introduzione del Trissolcus mitsukurii,  la vespa samurai (insetto alieno), finora considerato il più promettente antagonista naturale della cimice.

 Trissolcus mitsukurii

Dopo il via libera del Governo all’utilizzo di questo insetto, la Regione Emilia Romagna – in attesa del completamento dello studio preliminare del Crea, il Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria – sta attrezzandosi per i primi lanci in campagna.

L’Anastatus bifasciatus – un imenottero nostrano, una piccola formica alataaltro antagonista conosciuto e utilizzato, quest’anno ha dato risultati inferiori a quelli del 2018 nel contrastare l’invasione di H. Halys, per cui è ancora più urgente trovare alternative efficaci, visto che la chimica può dare un aiuto solo in parte.

Un aiuto efficace quindi viene da alcune specie di Trissolcus, soprattutto Trissolcus mitsukurii, che parassitizza le ovature. L’efficacia di quest’ultimo, se confermata da ulteriori dati, potrebbe avere un’influenza sulle decisioni che riguardano il dossier di rischio che deve precedere l’eventuale autorizzazione a lanci sul territorio di insetti alieni con lo scopo di contenere la cimice asiatica.

Un altra ‘arma biologica’

Dai primi risultati sembra molto efficace T. japonicus , che è allo studio per la sua attività contro la pericolosa cimice: in un anno di studio su questo Trissolcus, il Crea ha osservato che si sviluppa a spese delle uova delle cimici (non solo di quella asiatica), depone le sue all’interno di quelle della cimice e lì si sviluppa fino a diventare adulto e di fatto ne impedisce la nascita.

In laboratorio T. japonicus raddoppia la popolazione ogni cinque-sei giorni, in natura invece, secondo la letteratura disponibile, compie quattro generazioni l’anno. Si moltiplica quindi molto velocemente, ogni femmina può deporre 70 uova e, soprattutto, è in grado di parassitizzare fino al 90% delle uova di cimice asiatica. Una cimice che secondo gli esperti non è pensabile eliminare completamente: lo scopo di questi sforzi è riuscire a riportare il sistema in equilibrio, in modo che il loro numero non rappresenti più una minaccia imponente per l’agricoltura.

Fonte: Agronotizie