Arbovirosi in Italia

Dal 1 gennaio al 31 agosto 2019 al sistema di sorveglianza nazionale integrata delle arbovirosi sono stati segnalati:

  • 14 casi confermati (13 autoctoni e 1 associato a un viaggio all’estero) di encefalite virale da zecche (Tbe),
  • 38 casi confermati di infezione neuro-invasiva da Toscana virus (autoctoni),
  • 122 casi confermati (tutti casi associati a viaggi all’estero) di Dengue,
  • 14 casi confermati (tutti casi associati a viaggi all’estero) di Chikungunya
  • 3 casi confermati di infezione da virus Zika (di cui un caso di sindrome congenita da Zika virus).

 virus Toscana

Le arbovirosi sono malattie causate da virus trasmessi da vettori artropodi (arthropod-borne virus, come per esempio zanzare, zecche e flebotomi) tramite morso/puntura, che interessano sia l’uomo che gli animali.

Al momento attuale si contano oltre 100 virus classificati come arbovirus, in grado di causare malattia nell’uomo. La maggior parte di questi appartengono a famiglie e generi tra i quali i Togaviridae (Alphavirus), i Flaviridae (Flavivirus) e i Bunyaviridae (Bunyavirus e Phlebovirus).

In Italia, gli arbovirus possono essere causa di infezioni sia importate sia autoctone e possono causare malattie con presentazioni cliniche diverse. Per questo motivo, le arbovirosi devono essere considerate nella diagnosi differenziale in caso di storia di viaggio all’estero o in presenza di nota diffusione sul territorio nazionale.

LA SORVEGLIANZA NAZIONALE

In Italia, sono soggette a sorveglianza speciale queste arbovirosi: Chikungunya, Dengue, Zika, West Nile, Usutu, Encefalite da zecca (Tbe) e le infezioni neuro-invasive da virus Toscana.

Le attività di sorveglianza integrata delle arbovirosi in Italia sono coordinate dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e, nel caso delle sorveglianze dei virus West Nile e Usutu dall’Istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise (Izs-AM), in collaborazione con il ministero della Salute che, periodicamente, pubblica Piani di sorveglianza e risposta per garantire un’individuazione precoce dei casi e ridurre il più possibile una eventuale diffusione.

 

Fonte: Epicentro