
Il Granduca Francesco de’ Medici
Era una calda giornata di ottobre del 1587 quando Francesco de’ Medici morì improvvisamente di febbre. Per secoli la sua morte è stata avvolta dal sospetto: la voce popolare alimentò l’ipotesi di un avvelenamento orchestrato dal fratello minore Ferdinando- anche se i medici dell’epoca parlarono di malaria. Oggi, un nuovo studio pubblicato su Science chiude il caso grazie all’analisi del DNA antico, confermando che il Granduca fu vittima della malaria e non di un complotto di corte.
La ricerca, basata sull’esame genetico dei resti di Francesco e di altri membri della famiglia Medici, dimostra che il duca era infettato da due specie di Plasmodium, tra cui il letale P. falciparum. L’analisi del fratello Giovanni ha inoltre rivelato una variante del parassita con mutazioni mai documentate prima, un ceppo strettamente imparentato con lignaggi diffusi per secoli in Europa e in altre regioni del mondo.
Nemmeno la ricchezza e il potere dei Medici li misero al riparo dalla malaria. Molti membri della dinastia fiorentina, che dominò il sistema bancario e commerciale italiano dal XV al XVIII secolo, morirono a causa di questa malattia. Nel 1562, si ritiene che la madre di Francesco e due dei suoi fratelli, tra cui il fratello maggiore, il cardinale Giovanni de’ Medici, abbiano contratto la malaria durante un viaggio sulla costa toscana, vicino a Pisa. Morirono circa un mese dopo la gita.

Per gli studiosi, questa evidenza genetica non solo conferma la causa naturale della morte dei Medici, ma illumina la diffusione e l’impatto della malaria nell’Europa rinascimentale, dove la malattia era endemica e favorita da paludi, pianure fluviali e zone umide costiere.

Il Cardinale Giovanni de’ Medici, fratello maggiore di Francesco, positivo alla malaria all’esame del DNA antico
La malaria, un pericolo diffuso
Presente nel continente almeno dal quarto millennio a.C., la malaria fu una delle principali malattie infettive dell’Italia rinascimentale e continuò a rappresentare un grave problema di salute pubblica fino al Novecento, quando le bonifiche e il controllo delle zanzare portarono alla sua eradicazione. Nemmeno la ricchezza della dinastia fiorentina riuscì a proteggerla: diversi membri della famiglia morirono dopo aver contratto l’infezione durante viaggi nelle aree costiere toscane.
Plasmodium falciparum
Il lavoro dei ricercatori, che ha incluso il confronto con altri nove genomi antichi provenienti da Europa, Asia e Americhe, ricostruisce l’evoluzione dei ceppi malarici e conferma la presenza di varianti altamente letali nell’Italia del XVI secolo. Un risultato che, secondo gli esperti, permette di comprendere meglio la storia epidemiologica della malaria e di chiudere un capitolo rimasto irrisolto per oltre quattro secoli.
“La malaria era una delle malattie infettive più diffuse nell’Italia rinascimentale“, afferma Valentina Giuffra, paleopatologa dell’Università di Pisa e coautrice dello studio. Rimase un grave problema di salute pubblica in Italia e in altre parti dell’Europa continentale meridionale fino al XX secolo, quando i progetti di bonifica e la lotta contro le zanzare portarono finalmente alla sua eradicazione.
Come osserva la genetista evoluzionista Serena Tucci, analizzare il DNA antico significa “guardare attraverso la serratura della storia”, riportando alla luce verità che la cronaca del passato non era in grado di dimostrare. In questo caso, la scienza ha restituito ai Medici la loro storia autentica, liberandola dalle ombre del sospetto e inserendola nel più ampio quadro della lotta millenaria dell’umanità contro la malaria.
Fonte: Science, articolo di Taylor Mitchell Brown
