I Pipistrelli in biblioteca sono i benvenuti

biblioteca-joanina-e1528885134801In due biblioteche portoghesi la presenza dei pipistrelli è ben accetta, anche perché ha uno scopo ben preciso. Si tratta della Biblioteca Joanina dell’Università di Coimbra, nel Portogallo centrale,  e della Biblioteca del Palazzo Nazionale di Mafra, a nord ovest di Lisbona, due strutture che risalgono al XVIII secolo.

I pipistrelli sono ospiti graditi, perché la loro attività li porta a eliminare un grande numero di insetti, quando all’imbrunire si dirigono verso Chiroptera_-_Zoological_Museum_Liège-1000x393gli scaffali e calmano il loro appetito con un lauto pasto di mosche, moscerini e altri insetti che potrebbero altrimenti rovinare le delicate pagine manoscritte e danneggiare quindi preziose opere.

Nella Biblioteca Joanina di Coimbra, infatti, una colonia di pipistrelli comuni ha la sua casa dietro gli scaffali, all’imbrunire emerge dal suo riparo e si mette al lavoro, e poi si dirige poi attraverso le finestre aperte. Non si sa di preciso da quando i chirotteri risiedano nello storico edificio: i bibliotecari sanno che sono qui da almeno diciannovesimo secolo e  usano ancora il tessuto fatto con la pelle animale, importato dalla Russia imperiale, per coprire le tavole originali del XVIII secolo lasciati dai chirotteri.

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Anche nella Biblioteca presso il Palazzo Nazionale di Mafra la presenza dei pipistrelli è storica: ne è convinto Hugo Rebelo, un biologo specializzato sui chirotteri presso il Centro per la  ricerca sulla biodiversità e le risorse genetiche dell’Università di Porto che immagina sian rimasti qui per secoli.

Circa 36.000 libri sono allineati sugli scaffali di questa biblioteca dell’epoca dell’Illuminismo in stile rococò, considerata tra le più importanti d’Europa.

Venuta la notte, i pipistrelli sono al lavoro e sono pronti per piombare nella collezione di incunaboli della biblioteca monastica-reale (libri stampati prima del 1501 d.C.), che include una copia della “Cronaca di Norimberga” e altre operemolto importanti come la prima “Encyclopédie” di Diderot e D’Alembert.

Fonte: Smithsonian