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Una trappola per i calabroni a zampe gialle

Il calabrone dalle zampe gialle, Vespa velutina, è oggi una delle specie invasive più problematiche per l’apicoltura europea. Diffuso in Europa, Giappone e Sud America, e recentemente individuato anche nel sud‑est degli Stati Uniti, esercita una pressione costante sulle colonie di Apis mellifera, predando adulti e larve e impedendo alle api di lasciare il nido. Questo comportamento compromette la produzione di miele e polline e si inserisce in un quadro globale già critico per gli impollinatori. Arrivata in Francia nel 2004, la specie si è espansa rapidamente grazie all’elevato tasso riproduttivo e alla grande capacità di dispersione delle regine fondatrici, rendendo necessarie misure di controllo sempre più mirate.

Foto da Entomology Today, originariamente pubblicata in Bas et al. 2026, Journal of Economic Entomology )

Una trappola tubolare semplice ma ingegnosa, collocata direttamente davanti agli alveari, si è rivelata sorprendentemente efficace nel proteggere le api dagli attacchi del calabrone asiatico a zampe gialle. Nei test sul campo condotti in Catalogna ha ridotto di circa cinque volte la pressione predatoria, permettendo alle api di continuare a foraggiare senza interruzioni e catturando nel frattempo un numero significativo di esemplari invasivi, con un impatto minimo sulle specie non bersaglio. La struttura, una versione modificata della trappola ideata dall’apicoltore spagnolo Koldo Belaska, consiste in un tubo di rete orizzontale posto davanti all’ingresso dell’alveare e dotato alle estremità di due camini verticali che convogliano i calabroni in camere di raccolta dalle quali non possono più uscire.

Foto di Oriol Sastre via iNaturalistCC BY 4.0 

Per affrontare questa emergenza, un gruppo di ricercatori catalani guidato da Josep M. Bas dell’Università di Girona, insieme a Quim Canelles, Núria Roura‑Pascual e Jordi Artola dell’Osservatorio degli Invertebrati Dorcus, ha testato una versione migliorata della trappola di Belaska. Le modifiche hanno riguardato l’ampliamento delle maglie della rete da 6 a 8 millimetri e il posizionamento della struttura a circa otto centimetri dall’ingresso dell’alveare, una distanza studiata per intercettare i calabroni senza ostacolare il traffico delle api. Lo studio, pubblicato sul Journal of Economic Entomology, ha valutato l’efficacia della trappola nel catturare Vespa velutina, le variazioni stagionali nella composizione delle caste e la capacità del dispositivo di limitare le catture accidentali di altre specie.

Le trappole erano costituite da tubi perimetrali di rete metallica zincata lunghi un metro, con aperture rettangolari alla base per consentire l’ingresso dei calabroni e camini di raccolta alle estremità. Nel 2023 sono state installate in dodici apiari della zona di Girona, con dimensioni molto variabili, e le catture sono state registrate come numero di calabroni per arnia al giorno.

I ricercatori hanno osservato una forte variabilità tra gli apiari: quelli più piccoli risultavano più esposti alla pressione predatoria, con un caso estremo di undici catture quotidiane. Le dinamiche stagionali differivano anche tra le regioni, con andamenti bimodali in alcune aree e unimodali in altre, differenze che gli autori attribuiscono alle peculiarità ambientali locali. In generale, la trappola modificata ha ridotto la presenza del calabrone asiatico di circa cinque volte.

Nel 2022 il team ha analizzato la composizione delle caste dei calabroni catturati, congelando e studiando morfologicamente gli esemplari. Su 7.554 individui raccolti, oltre il 97% apparteneva alla specie invasiva, con una netta predominanza di operaie, seguite da una piccola percentuale di regine fondatrici e da un numero marginale di maschi. Nel 2023 è stata valutata anche la cattura di specie non bersaglio: oltre il 90% delle catture riguardava ancora Vespa velutina, mentre quasi la metà delle catture non target era costituita dal calabrone europeo,

Vespa crabro, il calabrone europeo

Gli autori sottolineano che la trappola KBA modificata non solo consente di catturare un numero elevato di calabroni, ma soprattutto crea una separazione spaziale tra i predatori e l’ingresso dell’alveare, riducendo il disturbo alle colonie e permettendo alle api di continuare a foraggiare senza interruzioni. La riduzione della predazione, ottenuta senza compromettere l’attività dell’apiario, rappresenta un risultato significativo per la gestione della specie invasiva. Guardando avanti, i ricercatori suggeriscono di perfezionare ulteriormente il design delle trappole per aumentarne la selettività e ridurre le catture accidentali, oltre a ottimizzare le modalità di installazione in funzione dei diversi ambienti e dei cicli vitali delle specie coinvolte.

Fonte: Entomology Today