ANDRAGOGIA: informare, formare e motivare

a cura di Inès Betti

Inizia una rubrica che si occuperà di andragogia, ovvero apprendimento degli adulti (vedi definizione). Cominciamo con una citazione attribuita ad Albert Einstein: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera Vita a credersi stupido”.

Che ognuno sia un genio è qualche cosa che piace alla nostra vanità, ma ritengo che in alcuni casi la Vita abbia costretto a fare cose con il solo scopo di guadagnarci uno stipendio. Per questa ragione un docente si trova nella necessità di “insegnare” ai pesci ad arrampicarsi, magari fornendo loro strategie per aiutarli in questo impossibile compito (dando loro certi corridoi di risalita che vengono usati per i salmoni).

Ormai navigando nel web troviamo una miriade di Corsi per i più svariati settori e anche il mondo della disinfestazione non fa eccezione. Non intendo realizzare un Corso, vorrei sottolineare alcuni punti critici (CP) fornendo il mio punto di vista per superarli (CCP) o quantomeno aggirarli.

Proviamo ora ad indagare criticamente le nostre esperienze di prima linea nella speranza di passare dall’empirismo alla razionalità, senza nulla togliere all’importanza delle esperienze concrete. L’obiettivo è trasferire la singola esperienza in protocolli e istruzioni operative.

Il primo passo è analizzare le principali variabili in gioco:

  • Chi
  • Contenuti
  • Partecipanti
  • Docenti
  • Perché
  • Criteri di scelta

CHI

Il mercato offre una notevole tipologia: dalle strutture specializzate, alle associazioni di categoria, alle ditte produttrici di risorse tecniche ai singoli professionisti (un tempo anche le camere di commercio) senza dimenticare ASL, Provincie, Regioni e Comuni. Lasciamo per ultime le Università i cui Corsi di specializzazione in genere hanno criteri di partecipazione selettivi. Diamo per scontato (prerequisito) la serietà di ciascuno di questi organizzatori, pur tuttavia ognuno di essi ha le sue peculiarità, che analizzeremo, anche nei criteri di scelta.

 CONTENUTI

Il programma del Corso è o dovrebbe essere strutturato in funzione dei partecipanti. Spesso però sorgono due problemi: il primo è che chi organizza non può prevedere chi si iscriverà, il secondo è la durata del Corso. In alcuni casi in poche ore si vorrebbe sintetizzare il programma del semestre di un Corso di laurea. Nella valutazione dei contenuti un fattore importante è il perché si partecipa.

Mi preme sottolineare che nei contenuti sarebbe opportuno dedicare un capitolo atto a fornire i criteri per utilizzare in modo razionale quanto il mondo del web elargisce come una cornucopia impazzita.

PARTECIPANTI

È forse il capitolo più eterogeneo, probabilmente dovuto al fatto che il mondo della disinfestazione è esso stesso disomogeneo. Infatti, va dalle microaziende alle multinazionali del pest-control. Per cui si passa dal titolare tuttofare, al titolare che interpreta il suo ruolo in modo prevalentemente commerciale, ai vari ruoli di tecnico-commerciale al tecnico-operatore (che indicherò per brevità con PCO, dall’inglese Pest Control Operetor).

È intuitivo che l’obiettivo di un titolare d’azienda è farla crescere nel senso più ampio della termine, mentre il responsabile marketing vorrebbe promuoverne l’immagine migliorandola, conquistare nuovi segmenti di mercato agendo sulla pubblicità aumentando la redditività dei singoli servizi, per chi ha la responsabilità commerciale l’obiettivo è aumentare il fatturato e trovare clienti nuovi, per il responsabile tecnico l’obiettivo è risolvere il problema per cui vorrebbe risorse tecniche e soprattutto economiche adeguate, per chi deve organizzare i lavori invece l’obiettivo principale è quello di pianificare il lavoro dei PCO a cui spetta di fare presto e bene.

Per il titolare e il marketing-man i risultati si misurano nel medio-lungo termine, per i commerciali a chiusura del bilancio, per chi organizza i lavori la misura temporale è giorno per giorno, mentre per il PCO è minuto per minuto (ma, forse, sto un poco divagando).

Va da sé che ogni figura professionale avendo responsabilità differenti necessiterebbe di Corsi di Formazione mirati, la cosa è valida anche per chi riassume in sé più compiti, che dovrà di volta in volta calarsi nella singola funzione aziendale.

A lato di questa indagine sull’andragogia verranno sviluppati dei criteri per informare, formare e motivare i PCO. Aspetto semplice per l’informazione, abbastanza semplice per la formazione soprattutto se il Corso è arricchito da esercitazioni pratiche, assai complesso per quanto riguarda la “motivazione”. Dipende molto da imprinting familiari e aspetti caratteriali e dal “clima” aziendale.

DOCENTI

È fuor di dubbio che la notorietà e il carisma dei docenti giocano un ruolo importante sia come stimolo a partecipare sia come stimolo all’ascolto. Per ora mi limito a sottolineare che un premio Nobel potrebbe non essere adatto a formare e motivare un PCO, che deve vedersela con clienti a volte poco collaborativi e con tempi di lavorazione risicati.

Una regola generale è quella di esporre i concetti “positivi”, le difficoltà nella nostra professione devono essere proposte come “opportunità”. In questo i docenti dovrebbero essere coadiuvati da tutor o “animatori” (v. finestra).

PERCHÉ

Le motivazioni sono riassumibili nel core business o è meglio mettere missione aziendale?? Oppure promozionale/fidelizzazione della clientela in entrambi i casi la volontà di “fare bene” è evidente e necessaria. Il che non significa che tutti i Corsi siano di ottimo livello.

Per i partecipanti il discorso cambia spaziando dalla volontà di apprendere, innovare o diversificare per arrivare ad avere un attestato da esibire oppure perché è richiesto dal capitolato.

Se dovessi suggerire uno slogan per una locandina troverei questo particolarmente adatto: “laurà ben o laurà mal l’è semper laurà” (lavorare bene o lavorare male è sempre lavorare). Vero è, però, che per i PCO abituati all’azione restare chiusi in un’aula didattica spesso è vissuto come una coercizione o addirittura “una perdita di tempo. E qui intervengono sia il carisma del o dei docenti, sia gli strumenti “didattici”, sia la figura del tutor-animatore (spesso trascurata) e un attivo coinvolgimento dei partecipanti.

CRITERI DI SCELTA

La scelta è spesso motivata da aspetti topografici (non per niente alcune aziende li hanno resi itineranti), altre volte dallo spessore dei docenti e dai contenuti del percorso didattico o da specifiche esigenze aziendali: affrontare nuovi segmenti di mercato, intenzione di potenziare alcuni aspetti organizzativi/gestionali o riorganizzativi.

Una cosa è certa: più i fruitori dei Corsi si fanno parte attiva chiedendo l’approfondimento di specifici argomenti più si avrà una partecipazione attiva.

 

La definizione di andragogia che più ci piace
La principale definizione di educazione degli adulti è quella inserita nella Dichiarazione Unesco di Nairobi del 1976 che definisce l’EDA come: “L’insieme dei processi educativi (qualunque ne sia il contenuto, livello o metodo, formali o informali/non formali, che prolunghino o sostituiscano l’educazione iniziale dispensata da istituzioni scolastiche o universitaria, sotto forma di preparazione professionale) grazie ai quali persone considerate adulte dalla propria società di riferimento sviluppano le proprie attitudini, arricchiscono le conoscenze, migliorano le qualificazioni tecniche o professionali, fanno evolvere atteggiamenti e comportamenti nella duplice prospettiva di una crescita integrale dell’uomo e di una sua partecipazione a uno sviluppo socio-economico e culturale integrato“.

È una definizione di ampio respiro e forse un poco aulica, ma contiene e riassume egregiamente gli obiettivi che ogni Corso professionale dovrebbe proporsi.

Pur tuttavia nel proseguo cercheremo di adattarla al nostro mondo di difensori/protettori e curatori dell’ambiente.

Chi è il tutor/animatore?
Il tutor/animatore è una particolare figura professionale che all’interno di un processo di formazione e sviluppo professionale affianca i partecipanti stimolando domande, coinvolgendo i meno partecipativi ed evidenziando i concetti più importanti del percorso educativo.

Al limite può fingersi particolarmente ottuso richiedendo al docente di ripetere le parti più difficili richiamando i meno attenti a porre maggior attenzione giungendo a chiedere loro di esporre agli altri partecipanti quanto hanno “capito” o creduto di capire.

È una figura chiave che approfondiremo nei prossimi articoli.