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Insetti volanti

Gli insetti volanti possono essere molto fastidiosi. Spesso rinunciamo al piacere di stare sul terrazzo o nel giardino di casa per evitare le punture di zanzare, zanzare tigri o evitare moscerini, mosche e altri insetti volanti. Altre volte questi insetti possono provocare danni alle aziende contaminando alimenti o prodotti, altre volte ancora rappresentano un problema per la salute pubblica. Gli insetti volanti sono innumerevoli ma genericamente possiamo raggruppare i principali in: Zanzare, Vespe, Mosche, Tafani, Tarme.

ZANZARE

In tutto il mondo esistono oltre 3.200 specie di zanzara, mentre in Italia ne vivono stabilmente circa una sessantina. CulexPipiensCloseupIn estate le nostre città vengono prese d’assalto dalle zanzare del gruppo Culex Pipiens (zanzara comune) e di alcune specie di Aedes, fra cui Aedes Albopictus, più comunemente chiamata zanzara tigre, per gli anelli chiari della sua livrea. Entrambe le specie presentano una morfologia abbastanza simile e i maschi hanno antenne più folte delle femmine. Le dimensioni variano da 5-7 mm nel caso delle zanzare comuni a 2-10 mm per le zanzare tigre. Le prime sono attive di notte, mentre le seconde soprattutto di giorno. Si nutrono di sangue caldo – quello dell’uomo è prediletto – ma si nutrono anche del sangue di anfibi, rettili e uccelli. Oltre a essere fastidiose possono rappresentare una minaccia per l’uomo, perché vettori di malattie infettive come, ad esempio, malaria, dengue e altre forme virali, nocive per la salute di uomini e animali.download

Il ciclo vitale

I loro ciclo vitale comprende 4 stadi: uovo, larva, pupa e adulto. Le larve, crescono e si sviluppano in acqua, mentre l’adulto, conduce vita aerea. Generalmente il maschio e la femmina si accoppiano in volo, poi la femmina cerca un ospite su cui poter fare il pasto di sangue, mentre il maschio cerca altre femmine con cui copulare e si nutre esclusivamente di sostanze zuccherine vegetali. Ogni specie ha le sue preferenze di ospiti su cui nutrirsi, chi ama i mammiferi, chi gli uccelli, in alcuni casi gli anfibi. Ma se l’ospite preferito non è disponibile, spesso la femmina si “accontenta” di pungere ospiti di seconda scelta. Una volta riuscita a rimpinzarsi di sangue (assume sangue pari a circa il suo peso, 2-3 milligrammi), cerca un luogo buio, riparato e umido dove digerirlo e maturare le uova. Ogni specie ha le sue esigenze di ambienti idonei per lo sviluppo delle larve, ma tutte le zanzare hanno bisogno di acqua stagnante.

Habitat

Le zanzare prediligono ambienti caldi e umidi nei quali, in piccole quantità di acqua stagnante, depongono le uova. I focolai possono nascere anche da piccoli ristagni d’acqua, come ad esempio nei sottovasi delle piante, nei secchi o in piccoli recipienti, in bottiglie o barattoli, su teli di nylon o pneumatici in disuso, che possono raccogliere acqua al loro interno.

VESPE

Le Vespe hanno un addome peduncolato e affusolato. Il loro corpo è scuro a strisce gialle e non presenta peluria. La loro lunghezza può variare dai 10 ai 13 mm e al termine dell’addome le femmine presentano un pungiglione. 640px-Vespula_germanica_Horizontalview_Richard_BartzSono prevalentemente insetti sociali che vivono in colonie, nelle quali, a differenza delle api, ci può essere più di una regina. In primavera, le regine che sopravvivono all’inverno hanno il compito di costruire il nido, impastando saliva e legno, e di deporre le uova per fondare una nuova colonia. In estate la colonia raggiunge l’apice di individui e operatività. Durante la stagione autunnale gli individui si accoppiano e in inverno l’intera colonia muore, tranne le regine che hanno fondato il nido, che vanno in letargo per poter deporre le uova in primavera e ricominciare il ciclo. Le vespe nidificano principalmente all’aperto, ma in realtà i nidi possono trovarsi nei luoghi più disparati: nel sottosuolo, nelle cavità, sugli alberi, nei cespugli, vicino a grondaie, finestre, in capannoni eccetera. Gli adulti delle vespe si cibano del nettare dei fiori, ma anche di piccoli insetti per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido. Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve, sia per rapporti sociali attraverso trofallassi, nonché come scorte di glucidi.

Esistono circa 5.000 specie di vespe in tutto il mondo. Questi insetti sono molto utili per l’ambiente, infatti la maggior svolgono l’importante funzione di impollinare i fiori, però quando costruiscono i loro nidi in prossimità degli edifici o pungono l’uomo, perché si sentono minacciati, possono nascere dei problemi. ll nido di vespe viene realizzato in primavera dalla regina (ha una consistenza simile al cartone) in un luogo protetto, possibilmente con una temperatura calda e secca. La colonia vive all’interno e può ospitare migliaia di individui. In primavera o in estate, se ci sono tanti esemplari, è possibile che vi sia un nido nei paraggi.

Rimuovere un nido di vespe non è semplice, è una operazione che deve essere eseguita con cautela e richiede l’intervento di personale specializzato nel campo della disinfestazione. Molti, infatti, non sanno che per eliminare il problema delle vespe non occorre necessariamente rimuovere il nido, ma si può intervenire attraverso trattamenti specifici sullo stesso. A ogni modo, prima di agire, occorre dotarsi di tutti i dispositivi di protezione necessari (per esempio guanti) e attendere quando le vespe sono meno attive, la sera oppure in inverno.

Le vespe pungono nei casi in cui si sentono minacciate o quando viene disturbato il loro nido (e possono pungere ripetutamente). Le loro punture sono molto dolorose e possono provocare delle reazioni anche molto gravi, come:

  • eruzioni cutanee, come gonfiore e rossore localizzato
  • problemi respiratori
  • malessere generale
  • shock anafilattico

MOSCHE

Esistono diverse specie di mosche, ma in generale presentano tutte un corpo compatto, in cui si distinguono visibilmente capo, torace e addome.Dittero_060813_ValCampovecchio_1250m_2 Sono insetti provvisti di zampe e ali funzionali, sul corpo presentano peluria sensoriale per captare informazioni sull’ambiente circostante, come umidità, vento o temperatura. Si nutrono attraverso un apparato boccale lambente e succhiante. Le dimensioni variano dai 5 ai 10-13 mm.

In Italia le specie più conosciute sono cinque:

  1. moscone verde
  2. moscone grigio
  3. moscone blu
  4. mosca domestica
  5. mosca del formaggio

 Ciclo biologico

Uova: tempo di schiusa: da 2 a mezza giornata in funzione della temperatura;  Sviluppo larvale (due mute): da 20 a 4 giorni Tempo di “sfarfallamento”: da 20 a 4 giorni;  dallo sfarfallamento all’accoppiamento passano da 1 a 2 giorni circa. Dall’accoppiamento all’ovodeposizione trascorrono mediamente 3 giorni (min. 2 – max 9, sempre in funzione della temperatura). La femmina depone le uova in gruppi di 100-200 per volta (circa 1.000-2.000 uova nell’arco della sua vita). Il potenziale biologico è enorme, ma la sopravvivenza è mediamente dell’1%. Il numero di generazioni nell’arco dell’anno è di 10-15. Lo svernamento può avvenire in ogni stadio larvale.

download (2)Le mosche allo stadio adulto possono cibarsi di alimenti liquidi; possono altresì liquefare sostanze solide (zuccheri) attraverso il rigurgito della saliva. Allo stadio larvale si cibano di sostanze organiche, per lo più in fase di fermentazione. In genere gli adulti non si spostano molto dall’area da cui sono sfarfallati, ma non sono rare migrazioni di più ampio respiro allorquando avvengono per trasporto passivo (soprattutto su treni e/o aerei). In genere la Musca domestica si ritrova all’interno delle strutture durante le ore fredde, mentre si sposta all’esterno nelle ore più calde.

In quanto all’habitat, le mosche si sono adattate perfettamente agli ambienti in cui vive l’uomo: dalle case alle aziende, soprattutto alimentari; infestano formaggi, carni e pesci essiccati, le sostanze organiche possibilmente umide o in decomposizione. La mosca domestica predilige discariche, letamai, ma anche industrie alimentari, magazzini e abitazioni. Questo è di particolare interesse per la salute, perché vettore di patologie.

 

PROTOCOLLI DI INTERVENTO ADULTI (Mosca domestica)

 Lotta residuale  

• Scegliere le superfici da trattare e valutarne l’estensione. Preparare le superfici (facoltativo): spolverare, lavare per irrorazione

Preparare con attenzione la soluzione/sospensione d’uso.

• Operazioni complementari (facoltative): aggiungere alla soluzione: zucchero, melassa, latte in ragione dell’1%. Lo scopo è quello di aumentare nella fase iniziale la frequentazione delle superfici trattate da parte delle mosche, soprattutto se si trattano parzialmente (a strisce) oppure se si impiegano superfici di richiamo, quali fogli di plastica (in particolare quando l’intervento avviene in locali vetusti, con pareti fatiscenti, sporche e molto assorbenti).

 Norme di sicurezza

Avere cura di ottemperare alle avvertenze riportate in etichetta, con particolare attenzione per quanto riguarda le sostanze alimentari e la presenza di persone o animali. Controllare il proprio corredo: maschere, filtri, abbigliamento. Effettuare con cura il trattamento rispettando i dosaggi unitari. Attendere che le superfici asciughino prima di “riattivare” i locali, magari con arieggiamento preliminare. Valutazione obiettiva dei risultati.

Lotta residuale di ingestione

Posizionare con attenzione i punti di avvelenamento rispettando le indicazioni riportate in etichetta.

Trappole

• A collante vischioso; ad  attrattivo alimentare o a ferormone (questa tecnica si presta bene al monitoraggio).

Lotta abbattente

Tecnica da usare solo se non è possibile farne a meno: in presenza di infestazioni di particolare gravità, in occasione di eventi epidemici in cui le mosche siano un importante anello della catena epidemiologica, limitatamente ad aree “a rischio” di massima frequentazione muscina (zone rifiuti, concimaie ecc.). Rispettare scrupolosamente i dosaggi privilegiando i prodotti a rapida degradazione e a profilo tossicologico “favorevole”.

MOSCERINI

Il moscerino è un piccolo insetto appartenente all’ordine dei Ditteri. Il termine fa in genere riferimento a ditteri di dimensioni dell’ordine di pochi mm e dalla livrea poco appariscente. La maggior parte dei ditteri comunemente chiamati moscerini fa capo al sottordine dei Nematoceri, ma il termine è comunemente usato anche per fare riferimento a Brachiceri di piccole dimensioni e che, nell’aspetto, si distinguono dalle mosche. Alcuni moscerini hanno apparato boccale di tipo pungente-succhiante e le femmine hanno regime dietetico parzialmente ematofago (per esempio i Ceratopogonidi), altri invece sono incapaci di pungere e si nutrono di sostanze zuccherine (per esempio i Chironomidi). I moscerini sono gli insetti col più veloce battito delle ali: un moscerino della famiglia dei Ceratopogonidi, genere Forcipomyia, batte le ali fino alla velocità di 1.000 battiti al secondo. Per confronto, la mosca ha una frequenza del battito alare di circa 200 battiti al secondo.Drosophila_melanogaster_-_top_(aka)

Ha una lunghezza di 1 – 5 mm, color bianco-grigio/giallo-bruno; Dittero psicodide, è caratterizzato da una folta peluria sul capo, torace e addome. A seconda dalla specie variano colorazione e tipo di nervatura delle ali. I moscerini si spostano compiendo voli simili a salti. I loro habitat è tipico degli ambienti umidi, e in presenza di sostanza organica in decomposizione. In ambiente urbano presente presso servizi igienici non correttamente curati. Le larve vivono sia nelle sostanze in decomposizione sia nell’acqua, mentre gli esemplari adulti trascorrono la maggior parte della loro vita appoggiati sulle pareti, in prossimità di lavandini in cui gli scarichi fognari presentano dei ristagni.

TAFANI

I tafani sono ditteri di dimensioni variabili (6-30mm) caratterizzati da un volo rumoroso e insistente. L’addome presenta una colorazione variabile, da grigio al bruno rossiccio, al giallo arancio; talvolta addome e torace hanno colori contrastanti. Tabanidae_-_Chrysops_2094Il capo è piuttosto robusto, largo e a semiluna, con grandi occhi composti, uniti nel maschio e separati nella femmina (lo spazio  interoculare presenta ispessimenti, detti “calli” utili ai fini tassonomici). Le ali sono robuste e possono presentare aree a colorazione più scura che, insieme ad altri caratteri, possono aiutare nel riconoscimento della specie. L’apparato boccale è differente nei due sessi, in relazione alle differenti abitudini trofiche di maschio e femmina; in entrambi i casi è orientato verso il basso, sotto la testa. Nei maschi, che si nutrono dei succhi zuccherini delle piante, l’apparato boccale è di tipo succhiatore, cioè fondamentalmente non presenta mandibole; nelle femmine invece, che sono telmofaghe, è decisamente robusto e di tipo perforante-succhiatore.

Esso consiste essenzialmente di:

  • labbro superiore incavato ventralmente
  • labbro inferiore che presenta una doccia dorsale per alloggiare le varie componenti: labelli pseudotracheati per lambire, un paio di mandibole seghettate per tagliare i tessuti, un paio di mascelle seghettate per forare i tessuti garantendo l’afflusso ematico, ed un’ipofaringe che porta il dotto salivare.
  • Le antenne sono relativamente robuste, corte e senza arista, costituite da tre articoli, l’ultimo dei quali può presentare uno stiletto ed è diviso in più segmenti. Le uova vengono deposte in aree umide e fangose e, a seconda del clima, la schiusa avviene dopo 4-14 giorni. Le larve, di colore biancastro, cilindriche ed apodi, sono acquatiche, semiacquatiche o terrestri; presentano una zona apicale nera e retrattile e il corpo è composta da circa 12 segmenti ( i primi 7 dei quali presentano pseudopodi retraibili ) attorniati da anelli prominenti e con microspinette utili per l’avanzamento nel substrato.

A livello dell’ottavo segmento, in posizione dorsale, è visibile l’organo di Gaber (che svolge probabilmente un ruolo nel mantenimento dell’equilibrio), mentre l’ultimo segmento termina con un sifone utilizzato per respirare quando restano sprofondate nel terreno. Generalmente sono carnivore e si nutrono di insetti, molluschi e vertebrati acquatici; talvolta diventano fastidiose per i soggetti che lavorano nelle risaie a causa dei morsi. Lo sviluppo larvale richiede molto tempo, uno o due anni in climi temperati, ma si possono raggiungere anche i tre anni in climi freddi. Le pupe sono allungate, incurvate, l’addome presenta spinette e a livello caudale c’è una tipica struttura a stella (“aster caudale”); hanno colorazione marrone e ricordano le crisalidi delle farfalle. Lo sfarfallamento richiede circa tre settimane (comunque i tempi variano a seconda del clima) e i maschi sfarfallano prima delle femmine. I tafani in genere pungono di giorno e in spazi aperti; si possono osservare due picchi di attività diurna, uno intorno alle 11 e uno intorno alle 14. In linea di massima sono attratti da stimoli olfattivi (odore di bruciato, diossido di carbonio etc…) ma localizzano la preda attraverso la vista, con maggiore propensione per i colori scuri (in effetti è più facile che pungano attraverso i vestiti colorati). Di solito la preda si accorge immediatamente di essere stata punta, avverte dolore e tende ad allontanare il tafano, che così non riesce a completare il pasto ematico (indispensabile per deporre le uova); esso quindi si sposterà su più prede per succhiare un sufficiente quantità di sangue, e questo comportamento lo rende un buon vettore di molti microrganismi (arbovirus, batteri, filarie) e quindi di malattie che affliggono animali e uomo (tularemia, antrace, loiasi). Oltre a questo, il sito di puntura può dare infezioni. A causa della grande distribuzione (li ritroviamo negli ambienti più diversi) e delle loro abitudini di vita, è difficile poter controllare la popolazione dei tafani. Le uniche misure preventive riguardano l’utilizzo di abiti chiari e di repellenti per proteggere la cute. La puntura è dolorosa, spesso continua a sanguinare dal sito di puntura e si forma un ponfo rosso del diametro di 1-2 cm con al centro una crosta siero-ematica. In genere i sintomi scompaiono dopo qualche ora, ma per qualche tempo può permanere un’area dura e dolente. Talvolta si possono avere reazioni allergiche dovute alla grande quantità di saliva iniettata durante il pasto.

Marco Alessi